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Da “Viandanti a Pellegrini”. Trekking “Via Traversa”, da Radicofani a Città della Pieve

Di Redazione Umbria Notizie Web 20 Aprile 2018 – 20:50 3 min di lettura

Radicofani dalla Via Francigena 1.jpg.2017 10 12 19 26 27(UMWEB)  Il trekking della “Via Traversa” (arterie secondarie che servivano per la transumanza del bestiame) riproposto dopo qualche secolo di oblio, parte domenica 22 aprile alle ore 9 da Radicofani e dopo 26 chilometri (ma è possibile percorrere solo un tratto, fermandosi a Piazze o Borgo Matèro), coprendo un dislivello di 400 mt., arriva a Città della Pieve intorno alle 18, con possibile successivo ritorno a Radicofani con navetta.

L’interessante escursione, attraverso la Val d’Orcia, uno dei più suggestivi paesaggi della Toscana, è patrocinata dai Comuni di Città della Pieve, Radicofani e Sarteano con il contributo dei Lions di Città della Pieve e Chiusi. La carovana, in prossimità delle pendici del Monte Cetona (località Valle Saccaia), avrà modo di ammirare la Val del Paglia in direzione sud-ovest guardando verso San Casciano dei Bagni. Questa zona era nota per le sue sorgenti: Casa Bebei o Bebi... forse dal latino “bibere”, per la presenza anche oggi di tre sorgenti, lambiva i Borgo rurale di Fonte Renza e poi attraversava quello di Fonte Vetriana, “...chiare fresche dolci acque...” ma anche calde di acque termali.
Non solo acque. La linea che unisce idealmente Radicofani con il Monte Cetona e Città della Pieve, e addirittura con il Monte Subasio, partendo dall’ Amiata lungo l’asse ovest-est (direzione della Nostra Traversa) è la c.d. “linea di fuoco” perché di origine vulcanica e con massiccia presenza di roccia basaltica. Addirittura la formazione più antica risulta essere Radicofani, che data oltre un milione e mezzo di anni, mentre – tanto per fare un paragone- l’Amiata ha solo seicentomila anni.
Il percorso attraversa, nel comune di Cetona, Camposervoli, borgo fortificato risalente ad epoca etrusca e rafforzato nelle successive, chiuso al pubblico perché ora è un residence di lusso. Lì vicino, scendendo un po’ più ad est, c’è anche la località cetonese di Piazze. Il nome deriva anche dalla tradizione dei carbonai che allestivano delle piazzole di ca 3 metri di diametro per trasformare la legna in carbone vegetale attraverso un processo di semicombustione. Quello dei carbonai era un mestiere molto diffuso nell’area della Toscana della Val d’Orcia e sulle pendici dell’Amiata fino alla metà del secolo scorso.
Superato Piazze, e l’incontaminato Borgo Matèro, si arriva al Fondovalle dove si trovano le famose “Argille di Fabro” con malacofaune di ambiente marino (un tempo la collina di Città della Pieve era lambita dal mare): argille da secoli estratte per la produzione dei laterizi, il c.d. ‘cotto’ utilizzato nella costruzione dei paesi circostanti.
In epoca di assoggettamento di Città della Pieve a Perugia (a partire dal XIII sec.), trovandosi la cittadinanza pievese a corto di disponibilità di denaro, riforniva il capoluogo umbro del “cotto” come metodo per pagare la gabella o i tributi alla città sovrana. Si spiega così la diffusione dell’”Argilla di Fabro” nell’edilizia perugina.
Ripartendo da Radicofani, l’antico percorso, crocevia della Francigena, non potevano mancare vari luoghi significativi dal punto di vista dell’accoglienza e dell’approvvigionamento. Uscendo dal borgo, in direzione est, esisteva uno dei sette Spedali medievali di Radicofani, quello di Bonaiolnte o Buonagiunta. Poco più avanti la Chiesa di San Rocco, demolita nella prima metà dell’ottocento. Vale la pena ricordare che San Rocco è il patrono dei pellegrini e nell’iconografia classica è rappresentato con un bastone, una bisaccia e un cane (‘San Rocco e il cane’).
Proseguendo, la strada lambiva la Cappella di San Bernardino, romitorio francescano del XIII secolo trasformata in cappella rurale e più avanti ancora all’altezza del Borgo di Agellum o Gello d’Orcia, alle sorgenti dell’omonimo fiume, viene menzionata la Chiesa di San Pellegrino già nell’837 (Carta Longobardorum di Chiusi). Infine scendendo per Camporsevoli e Piazze la parrocchiale di San Lazzaro ricorda la presenza di uno spedale o lazzaretto.

Nell’ultimo tratto, tra Ponticelli e Città della Pieve, verrà percorsa la strada del Cavacchione che corrisponde ad un tratto dell’antica Via Romea Germanica. (f.v.)
Per info: info@geaenergytrekking.it mobile: 3279739039 www.geaenergytrekking.it

Nota della Redazione

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