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Perugia allo sbando, strapazzato anche a Mantova: 5-1. La società batta un colpo.

(ASI) Sempre più giù, nel profondo dell’ora più buia degli ultimi anni. E senza dignità, senza un briciolo di orgoglio, senza la minima capacità di usare un briciolo di lucidità per gestire la situazione. E, in questo contesto, più come effetto che come causa, un nervosismo da squadra rassegnata al proprio triste destino: l’espulsione di Burrai -al netto di una fiscalissima valutazione dell’arbitro Bitonti, ma è serie C anche per la qualità dei direttori di gara- è un’ingenuità che dal giocatore più esperto della squadra non ci si poteva aspettare.

Di Redazione Umbria Notizie Web 11 Ottobre 2020 – 16:02 3 min di lettura

Due gol sul groppone dopo sei minuti, con difesa immobile sul primo e Fulignati mal piazzato sul secondo e la partita si è chiusa lì. Stavolta non c’entra la condizione fisica, come onestamente ha sottolineato mister Caserta a fine partita. Il rosso a Burrai ha sepolto ogni speranza. E da lì la partita è stata un’agonia senza senso. Un senso che il match del Perugia comunque non ha mai avuto. Tatticamente il Perugia è andato in tilt ad ogni affondo del Mantova, che nell’uno contro uno lasciava li come paletti piantati esterni e centrali perugini di metà campo. In una parola, fragilità. Davanti, un ruminare senza costrutto, con ritmi blandi, passaggi al più orizzontali, e accelerazioni troppe frenetiche dell’ultimo passaggio. In una parola, inconsistenza e confusione. Buio pesto, insomma, e nemmeno una reazione almeno agonistica, un sussulto di orgoglio, un segnale di credere almeno un po’ nella possibilità di recuperare.

Questa squadra è stata troppo, incredibilmente simile al Perugia dell’ultima parte della stagione scorsa, per dinamiche, atteggiamenti e atmosfera squadra. E soprattutto le teste dei reduci della stagione scorsa sembrano non essere  sintonizzate con il credo di Caserta. Non vorremmo che, cambiate le figure, il clima-squadra sia rimasto lo stesso che l’anno scorso fece scivolare il Grifo inesorabilmente verso una retrocessione assurda. A questo punto, non serviranno cambi di allenatori  tanto per dare in pasto al pubblico inferocito un  capro espiatorio. Caserta, certo, deve fare l’esame di cosa non è ancora riuscito a fare e perché la squadra sembra non aver neppure lontanamente lo spirito e l’aspetto mentale giusto per la categoria. Ma ha l’attenuante di avere per le mani una squadra costruita a tozzi e bocconi, e per giunta neppure in maniera completa. E di aver potuto iniziare la preparazione con settimane di ritardo rispetto agli altri. Quello che serve adesso, in maniera non più prescindibile, è che la società, se c’è, batta un colpo. Spieghi cosa sta succedendo, dica con onestà se la squadra vale le ambizioni di promozione diretta. E illustri anche, se può, il bilancio finanziario della campagna acquisti, se non altro per tacitare almeno uno degli argomenti più utilizzati dai tifosi, delusi e inevitabilmente alla ricerca di ogni spunto, per contestarne accesamente l’operato. Abbiamo detto società perché la chiamata del direttore tecnico Giannitti e di quello generale Comotto sembravano essere un segnale (secondo alcuni, peraltro, gattopardesco) di cambiare alcune cose che di fondo erano state pesantemente sbagliate in passato. A partire dalla comunicazione con tifosi e con la stampa. Finora non si è capita la logica tecnica con cui la squadra è stata costruita da Giannitti, e con quali margini di autonomia rispetto alla proprietà. Comotto, da parte sua, non si è visto né sentito, come si fosse allineato e coperto dietro la figura e i metodi del presidente Santopadre. Farebbe forse bene a dire qualcosa, il dg. Ma, se più che una società, c’è sempre e comunque un uomo solo al comando, il presidente Santopadre, che parli allora lui, che spieghi lui a tutta la stampa e, quindi, al pubblico, cosa ci si può aspettare davvero da questo Perugia nelle sue intenzioni. Perché, stando agli esiti del campo, sembrerebbe doversi apparecchiare un altro anno di mediocrità e umiliazioni che il pubblico di Perugia assolutamente non merita. Tanto meno in questa categoria anonima che è la serie C. 

Daniele Orlandi-Agenzia Stampa Italia

Nota della Redazione

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