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Economia

Cia Umbria, «Dal passato al futuro: la nuova agricoltura sostenibile tra tradizione e innovazione»

Di Redazione Umbria Notizie Web 9 Febbraio 2025 – 22:04 3 min di lettura

e1a4dda4 ee62 452c 98b1 205ad7d4a0adEsperti e istituzioni a confronto a Fabro Scalo sulle sfide dell'agricoltura moderna per un settore agricolo più sostenibile

(UNWEB) PERUGIA – Un'occasione per riscoprire le nostre radici, riflettere sul presente e progettare insieme il futuro: dalle tematiche della sostenibilità al ruolo dell'agricoltore nella conservazione del territorio e della biodiversità, fino alle sfide moderne della ruralità. Questi temi sono stati al centro dell'incontro intitolato "Dal passato al futuro attraverso le sfide del presente", che si è tenuto venerdì 7 febbraio a Fabro Scalo, organizzato da Cia Agricoltori Italiani dell'Umbria e con la partecipazione di esperti del settore.

Sono intervenuti Costantino Pacioni, presidente Cia Orvieto, Enrico Brugnoli, ricercatore, dirigente di spicco del Cnr e membro del Cda del Consorzio della Valdichiana, Emma Tedeschini, docente dipartimento Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell'Università di Perugia, Enrico Pietrangeli, antropologo, Nazzareno Mariucci, agronomo, e Isabella Tedeschini, consulente d'amministrazione e management aziendale. Le conclusioni sono state affidate a Matteo Bartolini, presidente di Cia Umbria e vice presidente nazionale.

Pacioni ha parlato di «una situazione di difficoltà» per gli agricoltori, sottolineando come i costi sostenuti non siano adeguatamente coperti. «Se sul carrello della spesa si percepisce un netto aumento, quello che noi vediamo è una diminuzione del prezzo alla produzione. Ogni 100 euro che il consumatore spende al supermercato, l'agricoltore guadagna 1,8 euro, che è una cifra pari a circa il 2% del totale. In meno di dieci anni, l'Umbria ha perso il 25% delle sue aziende agricole, un fenomeno che ha portato a un progressivo abbandono di terreni, al rischio idrogeologico e incendi. Non possiamo più andare avanti in queste condizioni. Se c'è un incremento nell'industria di trasformazione, si registra una diminuzione del 30% nella produzione agricola. Alle istituzioni chiediamo di essere ascoltati su tutti questi aspetti».

Enrico Brugnoli ha parlato del cambiamento climatico e del suo impatto sull'agricoltura e sulla disponibilità di acqua, sottolineando l'importanza «della gestione delle acque per l'agricoltura e sulla manutenzione del territorio per fronteggiare l'aumento di eventi estremi con frequenti inondazioni ed erosione del suolo». Brugnoli ha anche fatto cenno all'esperienza maturata all'interno del Consorzio di bonifica e a alcuni progetti che mettono al centro «una agricoltura cosiddetta di precisione».

La professoressa Emma Tedeschini ha presentato il progetto di "Citizen Science", che coinvolge i cittadini nella ricerca agricola che studia il microbiota delle foglie di lattuga, con la partecipazione attiva delle comunità locali che partecipano direttamente alla sperimentazione». Una delle fasi del progetto si svolgerà nel territorio dell'alto Orvietano, dove i cittadini contribuiranno alla raccolta di dati e alla sperimentazione sul campo». Pietrangeli ha discusso il fenomeno del Neoruralismo, un controesodo dalle città alla campagna, dove le pratiche agroecologiche contrastano il modello agricolo industriale. «Esempi concreti di pratiche agroforestali mostrano come queste nuove realtà rurali stiano rispondendo alle sfide attuali, combinando tradizione e innovazione in modo efficace e trasformativo». L'agronomo Mariucci ha parlato delle opportunità offerte dai bandi del Csr in Regione Umbria attualmente disponibili e aperti.

Isabella Tedeschini ha evidenziato l'importanza di valorizzare le tradizioni agricole locali, mantenendole vive e adattandole alle specificità del territorio. Tre aree di lavoro: «il capitale umano – ha spiegato - la valorizzazione del territorio e la perseveranza necessaria per portare avanti il cambiamento». Il presidente regionale Bartolini ha concluso l'incontro ricordando che la conoscenza del passato è cruciale per evitare gli stessi errori. Ha evidenziato l'evoluzione del settore agricolo nel dopoguerra, ma anche il declino dei modelli di agricoltura familiare e biodiversità. Contrariamente a quanto affermano alcuni politici», ha detto, «i dati Istat mostrano che nel 2024 le aziende agricole sono scese sotto il milione, rispetto ai 3 milioni di venti anni fa. Se l'export agroalimentare aumenta noi siamo felici ma se contestualmente la produzione di materie prime del nostro paese diminuisce, chi difende l'agricoltura italiana non può tacere o gioire».

Nota della Redazione

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